• Alessandra Celentano

Chiusura forzata e bambini/e, quali difficoltà?

Questo articolo lo potete trovare anche nel blog del progetto “patti d'impatto” attivo su tutta Roma.


«Non posso cambiare la direzione del vento, ma posso sistemare le vele in modo da raggiungere sempre la mia destinazione». Jimmy Dean


Come anticipato oggi risponderemo alla domanda quale influsso può avere sulla psiche dei bambini/e una chiusura forzata in casa? Questa domanda è complessa e potrà trovare risposta solo “caso per caso” e “casa per casa”. Fermo restando che l’isolamento prolungato dai contesti ricreativi e di socializzazione come la scuola e la famiglia allargata (compreso le figure amicali) possa portare un effettivo disagio.

Tuttavia, la risposta a questo interrogativo dipenderà da come genitori e figli/e avranno affrontato insieme quest'esperienza, quali caratteristiche e capacità di resilienza avranno saputo utilizzare. In questo articolo porteremo una serie di considerazioni che possono essere utili a riflessioni più ampie.


Una variabile importante sul come affrontare questo periodo è senz'altro l'età dei figli/e. Con adolescenti e preadolescenti è importante lavorare sull'autonomia e sulla possibilità che si autorganizzino le giornate; i genitori devono fungere da allenatori, interessati al percorso dei figli/e senza però sostituirsi a loro nelle scelte delle attività.

Diverso è il lavoro che ci aspetta con i figli/e più piccoli/e, ad esempio in età prescolare, questi/e hanno un bisogno relazionale altissimo, non possono far da soli/e, e hanno necessità del contatto diretto, dunque richiedono un impegno costante.

In ogni caso, di qualunque età sia il figlio/a è necessario valutare i segnali di malessere senza vivere con allarme le manifestazioni di possibile cambiamento, è possibile che i figli/e assorbano ansie e tensioni dei genitori.

Durante il periodo di chiusura potreste notare difficoltà nell'alimentazione, nel ritmo del sonno, sbalzi d'umore o ancora sintomi più espressamente ansiosi o depressivi: irritabilità, tristezza, iperattività, comportamenti aggressivi, reazioni oppositive e un totale rifiuto delle regole.


Ma allora come comportarsi quando nei genitori suonano “i campanelli d'allarme”? É sempre importante l'ascolto attivo e l'ascolto empatico, quindi esserci nella relazione senza giudizio. Cosa evitare? La svalutazione, ad esempio, minimizzare il sentimento espresso o la preoccupazione. Evitare di suggerirgli/le la risposta emotiva “giusta”, incoraggiando, ad esempio, il bambino/a a non piangere e a sorridere.


Cosa fare? Esserci nella relazione! Il che vuol dire: accogliere ciò che arriva aiutando il bambino/a a dare un nome all'emozione, legittimare ciò che sente (che non significa dargli/le ragione ma solo accettare), fornire uno spazio d'ascolto dove potersi esprimere. Questo processo lo/a aiuterà a stare con le emozioni vivendo nessuna emozione come sbagliata, ma ognuna propedeutica alla comprensione di qualcosa. Se potessimo immaginare le emozioni come macchie di colore anche noi adulti potremo notare come, ancor di più in questo periodo, abbiamo giornate variopinte e colorate.


Sul piano pratico, è importante ricordarci che la situazione odierna richiede, in primis a noi adulti, di cambiare le priorità e diventa necessaria una riorganizzazione della famiglia:

-organizzare la giornata, questo va bene sia in tempo di coronavirus sia in tempo di normalità. Scandire il tempo in cui ci si dedica ai pasti, al sonno, alla scuola e in cui ci si diverte.

-L'organizzazione della giornata è fondamentale ma non deve essere rigida: è sempre prioritaria la serenità del bambino/a, è bene rimodulare le richieste in modo che non siano troppo onerose per i più piccoli/e.

-È auspicabile la continuità dei rapporti con i compagni/e di classe oltre che con le insegnanti. Le lezioni virtuali hanno un valore enorme, per loro è un momento di socializzazione.

-Inoltre, visto che è consentito, è importante fare uscire e correre all’aria aperta i bambini/e un paio di volte al giorno.

-È bene trovare il tempo per fare un fuori-programma, vedere un film tutti insieme, un gioco da tavola, una torta golosa. È importante valorizzare i momenti sereni anche nelle difficoltà.


Un piccolo esercizio per allontanare i pensieri di paura, ansia, rabbia o angosce molto forti che inquinano la serenità del bambino/a potrebbe essere visualizzare con lui/lei un palloncino a cui legare una per una le emozioni pesanti che rendono difficile il dormire o la giornata e chiedergli di immaginare di farlo volare. Visualizzare il colore e la forma del palloncino e di ogni emozione pesante e ingombrante che decidiamo di lasciar volare... facciamogli immaginare il momento passo per passo e lasciamo che il palloncino voli nel cielo con tutte le preoccupazioni.


Questo semplice esercizio vi permetterà di scoprire qualcos'altro delle paure del vostro bambino/a consentendovi una maggiore intimità emotiva.

Nel prossimo articolo risponderemo alla domanda: come gestire i momenti di conflittualità in famiglia durante l'isolamento?... Al prossimo articolo!

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