• Alessandra Celentano

La terapia senza il paziente, quando gli/le Adolescenti sono in difficoltà!

Aggiornato il: 12 feb 2019


Che fare se vostro figlio/a adolescente, pur affrontando un momento critico, decide di non farsi aiutare da nessuno, neppure da voi, e avete l’impressione che si allontani da voi e dalla realtà che lo circonda.


Atteggiamenti improntati sugli agiti, a volte aggressivi, l’uso di sostanze stupefacenti, o atteggiamenti di chiusura e di ritiro sociale: questo ciò che alcuni genitori notano nei figli/e adolescenti senza che riescano ad entrare in contatto con loro. In questi casi molti genitori dopo aver provato in tutti i modi di capire e aiutare il figlio/a tentano di far iniziare una psicoterapia al ragazzo/a. Se questo riesce e il ragazzo/a inizia una psicoterapia riuscendo ad instaurare una buona alleanza terapeutica, e si affida al/alla terapeuta, la prognosi è positiva. Ma cosa accade quando i nostri/e ragazzi/e si rifiutano di iniziare il percorso psicologico? Sicuramente costringerli non sortirebbe un buon effetto, è importante per gli/le adolescenti essere riconosciuti come individui capaci e autonomi e non come bambini incapaci di scegliere per se stessi. Inoltre iniziare una psicoterapia senza essere motivati al cambiamento o quanto meno senza valutarne l’opportunità che questa può fornire è spesso fallimentare.


É però utile considerare ogni adolescente come un individuo immerso in un sistema, fatto di relazioni, che non solo egli influenza ma dal quale viene influenzato, in un processo di scambio continuo. In quest’ottica cambiando la realtà circostante e il modo che gli altri hanno di comunicare con lui/lei gli si potrà offrire la possibilità concreta di un cambiamento (di fatto l’opportunità è per L’adolescente ed anche per la sua famiglia).


È utile la terapia senza il paziente, quindi con i genitori, per lavorare su dinamiche interne che vanno a smuovere il sistema e raggiungere obiettivi declinati in azioni concrete che possano essere ben visibili a tutti i membri della famiglia. Questa modalità implica che curando le relazioni familiari si possano curare anche gli appartamenti della stessa. Il paziente assente fisicamente sarà in realtà costantemente presente nella terapia. Durante la terapia è interessante verificare con i genitori quanto loro siano coinvolti nelle manifestazioni di disagio del proprio figlio/a. Sentirsi parte attiva del processo li aiuta a credere nella possibilità di poter essere anche gli autori di cambiamento e benessere. La proposta della terapia senza il paziente è utile quindi per smuovere e attivare delle risorse e far lavorare intanto il sistema (i genitori che vogliono e auspicano un cambiamento per sè e per il proprio figlio/a) influenzando poi il paziente “escluso’.

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